" Aliter Intellegere "

 

 

 

 

 

 

P R A T I C H E

pratiche, meditazione Vipassana


Centro meditazione "La Porta del Dharma"
- Bari (Puglia) -

Nel centro la pratica meditativa segue i canoni delle tradizioni Theravada e Zen E' sorto nel 1999 in seguito alla prima visita a Bari dell'abate del monastero Santacittarama di Frasso Sabino (RI ) . In seguito ha ospitato monaci e maestri di differenti tradidizioni: Mario Thanavaro, Gheshe Gedun Tarchin, Thubten Rinchen, Ajahn Jutindaro, Ajahn Kantiko, Ajahn Mahapanyo. Si sono svolti, nel corso degli anni, anche alcuni ritiri residenziali guidati da alcuni dei maestri sucitati.

- La pratica -

La pratica riguarda lo sviluppo di Samatha e Vipassana, rispettivamente: una concentrazione rilassata e la visione profonda. Vipassana, o Visione profonda, è il cuore della pratica formale insegnata dal Buddha e permette, associata al rispetto degli altri punti dell'Ottuplice Sentiero, di acquisire un rapporto nuovo e diverso con la realtà, liberato dalla nevrosi dell' "Io" e del "Mio" che affligge la quotidiana esperienza vitale dell'uomo "naturale". Uomini e donne liberi, finalmente, di interagire col mondo in modo nuovo e più disteso, mirando alla Liberazione ultima, così come il Buddha stesso fu in grado di fare.


- informazioni -

Ugo Milella
329 3173214
080 5562825 ( ore pasti )
u.mile@tiscali.it

Anna Laricchia
338 8045462

Mimmo Marazia
329 0215281

mi.marazia@yahoo.it


 

Riflessioni

" Se meditiamo in casa e ci capita di vivere nel bel mezzo

della via principale, non possiamo fermare il traffico perché

desideriamo la pace ed la quiete. Ma possiamo fermarci noi;

possiamo accettare il rumore. Il rumore, poi, contiene il silenzio.

Dobbiamo porci in quel silenzio e non aspettarci nulla dall'esterno,

proprio come fece il Buddha "

Chogyam Trungpa

 

 

" La pratica formale "

le sensazioni fisiche

[...] Un'altra pratica di meditazione seduta molto efficace consiste nell'espandere il campo della consapevolezza fino a includervi le sensazioni fìsiche interne. Può comprendere la consapevolezza delle sensazioni nelle varie parti del corpo a mano a mano che sorgono, si fanno magari predominanti per un po' e poi cambiano nel giro di un attimo o di un'intera sessione: sensazioni come un fastidio a un ginocchio o alla parte bassa della schiena, un mal di testa, oppure anche sensazioni fìsiche sottili o evidenti di agio, comodità e piacere. Possiamo anche includervi le sensazioni relative alla pressione e alla temperatura nei punti di contatto del corpo con il pavimento, o formicolio, prurito, pulsazioni, dolori, quelle lievi contrazioni ritmiche che possono verifìcarsi in un fascio muscolare (« fascicolazioni »), lo sfioramento leggero di una corrente d'aria, sensazioni di caldo o di freddo in un punto del corpo: le possibilità sono infinite. Ci limitiamo a stare seduti con la consapevolezza delle sensazioni nel corpo, notandole come piacevoli, spiacevoli o neutre, notando il loro livello di intensità e facendo del nostro meglio per non reagire emotivamente a esse o accentuarle desiderando che siano diverse da come sono così che la sessione di meditazione possa essere « migliore » di come la viviamo in questo preciso istante. In una parola, si tratta di srotolare il tappeto rosso davanti a tutte le sensazioni che sorgono nel momento attuale e di abbracciarle così come sono, quelle che sono, al di là delle colorazioni che le nostre preferenze e avversioni attribuiscono loro, delle nostre aspettative su come dovrebbero stare le cose che invece stanno altrimenti, con lo scopo di coltivare una maggiore intimità con il panorama del presente che, come abbiamo visto più e più volte, comprende il corpo in molti modi svariati, anzi si basa proprio su di esso. Così facendo coltiviamo una grande familiarità con il panorama corporeo e con le sensazioni per mezzo delle quali esso si fa conoscere.[...]

 

Jon Kabat-Zinn

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- Istruzioni di base per la pratica meditativa -

Se volete avviare la pratica meditativa, ecco le istruzioni fondamentali, suddivise in tré parti: corpo, respiro e mente.

Il corpo

Per praticare la meditazione occorre innanzi tutto assumere una postura comoda e diritta, ne troppo rigida ne troppo rilassata. Non fa differenza sedere su una sedia o un cuscino. Ponete le mani sulle ginocchia, e lasciate cadere le braccia in asse con le spalle. Se siete su una sedia, posate i piedi sul pavimento; se invece avete scelto il cu-scino, adottate una semplice posizione a gambe incrociate. Non è richiesto il loto completo. Procedete lentamente. Prendetevi il tempo necessario per sistemare comodamente il vostro corpo, per coglierne il peso, i confini, le varie sensazioni di caldo o freddo. Rilassate i sensi senza cercare di escluderli dalla sfera della consapevolezza, e se udite suoni o percepite odori lasciate che ciò accada. Non tentate di ancorarvi alle vostre percezioni sensoriali, e nemmeno di alterarle o liberarvene. Quanto agli occhi, teneteli aperti e rivolti verso il basso, poi dirigete lo sguardo di fronte a voi, a una distanza comoda. Non sottoponete gli occhi ad alcuna tensione ma fate spaziare lo sguardo. Percepite l'attrazione gravitazionale, nonché il peso, la solidità e la semplicità del vostro corpo. Quando vi sentite irrequieti, sistematevi ancor più comodamente. Immaginate il vostro corpo come una montagna, ampia alla base, connessa alla terra, immobile, pesante e solida.

Il respiro

Una volta che avete rilassato il corpo, potete passare alla parte più importante della pratica, che è il lavoro sul respiro. Respirate in modo naturale, lavorando sul vostro respiro così com'è. Dato che fluisce e defluisce ciclicamente, cominciate a far caso all'espirazione, e mentre esalate il respiro avvertite il suo fuoriuscire e dissolversi nello spazio intorno a voi. Fate poi una piccola pausa nel momento dell'inspirazione, senza trascurarla ma senza neppure concentrarvi specificamente su di essa. Praticando, riportate ripetutamente l'attenzione all'espirazione. Se vi deconcentrate o il vostro pensiero corre lontano, riconducetelo dolcemente al punto di partenza. Se vi rendete conto che vi distraete in continuazione e che dovete sempre ripartire da capo, non preoccupatevi, va bene lo stesso. Limitatevi in questo caso a entrare in rapporto con ogni respiro nel momento in cui ha inizio.

La mente

La terza componente della pratica meditativa è la mente, intesa in questo contesto come la continua attività mentale (inclusiva di pensieri ed emozioni) che ha luogo mentre meditiamo. Nella pratica meditativa, ci si fecalizza sui!''attività o sui processi della mente, in contrapposizione ai loro particolari contenuti; ovvero si fa attenzione a come pensiamo, non a cosa stiamo pensando. Alcuni pensieri, è naturale, sono più piacevoli di altri, e potreste addirittura ritenere accettabili pensieri tabù. Anziché analizzare tali questioni, percepite semplicemente che state pensando e riportate l'attenzione al respiro, senza giudicare o valutare i singoli pensieri. Limitatevi a classificare come 'pensiero' tutto ciò che sorge.

Judith L. Lief

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- La meditazione camminata ( Jongrom ) -

 

Jongrom è una parola in lingua tailandese che deriva dal pàli cankama, che significa camminare avanti e indietro in linea retta. Il tratto di strada, che misura idealmente dai venti ai trenti passi, va scelto fra due oggetti chiaramente distinguibili, in modo da non dover contare i passi. Le mani vanno tenute unite ma non strette, davanti o dietro la schiena, con le braccia rilassate. Lo sguardo va diretto in modo non focalizzato sul sentiero, a circa dieci passi davanti a sé, senza osservare nulla in particolare ma in modo da mantenere un'inclinazione del collo il più possibile comoda. Quindi si inizia a camminare con passo misurato e una volta arrivati in fondo al tratto prescelto si resta fermi per la durata di uno o due respiri, ci si volta consapevolemente e consapevolmente si torna indietro.

Il jongrom è una pratica in cui si cammina in modo raccolto restando in contatto con il movimento dei piedi. Si porta l'attenzione sul corpo che cammina dal principio del sentiero fino alla fine, all'atto di voltarsi, al corpo fermo in piedi. Poi c'è l'intenzione di riprendere a camminare, quindi il camminare. Fate attenzione alla metà del percorso e alla fine, al fermarsi, al voltarsi e allo stare fermi in piedi: sono i punti su cui la mente può raccogliersi quando comincia a disperdersi. Si può anche progettare una rivoluzione, o che so io, durante il jongrom, se non si sta attenti! Chissà quante rivoluzioni sono state tramate durante la meditazione camminata... Perciò, invece di dedicarci a cose del genere, usiamo questo tempo per concentrarci su ciò che accade effettivamente. E non sono sensazioni straordinarie, sono così normali che neppure ci facciamo caso. Notate che bisogna fare uno sforzo per essere veramente consapevoli di questo tipo di cose.

Ora, quando la mente si distrae e vi ritrovate in India nel bei mezzo del sentiero del jongrom, accorgetevene: "Oh!" In quel momento vi risvegliate. Siete svegli, quindi riportate la mente su quanto sta realmente accadendo mentre il corpo cammina da qui a lì. È un allenamento alla pazienza, perché la mente tende ad andarsene per conto suo. Se in passato la meditazione camminata vi ha dato momenti di felicità e pensate: "Nell'ultimo ritiro ho praticato il jongrom e ho proprio sentito il corpo che camminava. Sentivo che non c'era alcun "io" ed è stato bellissimo, oh, se non riesco a farlo ancora..." Notate il desiderio di raggiungere qualcosa in base al ricordo di un passato felice. Notate che è un condizionamento; è un ostacolo. Lasciate andare tutto, non ha importanza sene viene fuori un istante di beatitudine o no. Solo un passo e poi un altro passo, la pratica è tutta qui, nel lasciar andare, nel contentarsi di pochissimo invece di sforzarsi di ritrovare uno stato di beatitudine sperimentato in passato. Più vi sforzate, più l'infelicità aumenta perché assecondate il desiderio di avere una bella esperienza fondata su un ricordo. Siate contenti di quello che c'è, qualunque cosa sia. Fate pace con le cose così come sono adesso, invece di arrabbattarvi per ottenere a tutti costi un certo stato desiderato.

Un passo alla volta notate com'è serena la meditazione camminata quando non avete altro da fare che essere con un passo. Ma se invece fate la camminata pensando di dover raggiungere il samàdhi e poi l'attenzione divaga, che succede? "Io la meditazione camminata non la sopporto, non mi da nessuna pace, ho tentato di avere la sensazione di camminare senza nessuno che cammina ma invece pensavo a tutt'altro"; questo perche ancora non capite di che si tratta, la mente proietta un ideale, cerca di ottenere qualcosa invece di limitarsi ad essere. Quando camminate, non dovete far altro che camminare. Un passo, poi un altro passo semplice... ma non facile, vero? La mente è trascinata lontano, preoccupata di cosa dovreste fare, di cosa non va e del perché non ci riuscite.

Ma al monastero quello che facciamo è alzarci al mattino, recitare i canti, meditare, sederci, fare le pulizie, cucinare, sederci, stare in piedi, camminare, lavorare; qualunque cosa sia, prendetela come viene, una cosa alla volta. Sicché, stare con le cose così come sono è non attaccamento, che porta pace e serenità. La vita cambia e noi la guardiamo cambiare, possiamo adattarci alla mutevolezza del mondo sensoriale, come che sia. Piacevole o spiacevole, abbiamo sempre la possibilità di tollerare e affrontare la vita, accada quel che accada. Se realizziamo la verità, realizziamo la pace interiore.

Ven. Ajahn Sumedho



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